martedì 18 gennaio 2022

UN INCONTRO CHIAVE

 


Il sole esausto, ma ancora minaccioso, cercava un varco tra le fresche valli dei Monti Sibillini, mentre sulla spiaggia ormai deserta, Guido spegneva gli ombrelloni uno ad uno senza affanno, quasi con rassegnazione. L’estate era breve su quel tratto di costa selvaggia e l’hotel alle sue spalle si sarebbe svuotato entro pochi giorni.
 «Quando parti?» domandò il Signor 48.
«Domani mattina.» rispose la Signorina 29.

Guido alzò gli occhi su quella strana coppia e notò che l’avvocato, un cliente nuovo di mezza età dalla parlantina disinvolta, aveva le spalle più curve del solito e visto di dietro, con quel passo strascicato e la testa piegata in avanti, sembrava improvvisamente invecchiato. Eppure, quel turista con l’accento del nord era ancora un bell’uomo e la signorina dell’ombrellone in prima fila, con l’aria un po’ triste e un libro sempre tra le mani, non sembrava indifferente alle sue attenzioni. Se ne intendeva Guido, faceva il bagnino da una vita e gli bastava una sola un’occhiata per capire certe cose. Eh sì… andavano proprio d’accordo quei due. Lui aveva impiegato un paio di giorni ad avvicinarla. Poi li aveva visti prendere il pattino per fare il bagno al largo e, quando erano tornati a riva, l’avvocato gli aveva rifilato una bella mancia.
 «Resta ancora qualche giorno. Almeno fino a domenica, poi...» 
«No, non posso fermarmi ancora…»
 Gabriele aveva posato la rete al passaggio della signorina con la treccia lunga e nera: una delle poche persone su quella spiaggia che gli regalava un sorriso. Di solito i turisti sembravano ignorarlo, mentre lui rammendava le vecchie reti. Lei invece lo salutava come se lo conoscesse da sempre. Era la prima volta che la vedeva insieme a quel signore di mezz’età che le stava appiccicato come un francobollo. Troppo giovane per essere il padre, forse soltanto un amico, chissà, forse qualcosa di più… ma quanto parlava quel tipo.
«C’è qualcuno che ti aspetta a casa? Dimmi la verità.» 
«Nessuno, tranne Bubu.» 
«Chi?» 
«Bubu, il mio cagnolone…». 
«Non scherzare, dai…»
«Buonaseeera…» fece il barista, con aria d’intesa e il sorriso che riservava ai clienti abituali, «Accomodatevi, prego, vi porto il solito?» 
Senza aspettare risposta, Giorgio s’infilò dietro il bancone del bar e alzò il volume dello stereo. Non poteva sbagliare, quei due prendevano da almeno una settimana sempre i soliti aperitivi: lui un Negroni di quelli tosti, ci capiva l’avvocato, e lei, insegnante di francese, una ciofeca multicolore alla frutta senza alcol e ogni volte diversa. Due clienti puntuali come un orologio svizzero. Arrivavano alle diciotto e trenta in punto: stesso tavolo, stesso CD dei Pooh, Marlboro lui, Muratti lei, e alle sette spaccate alzavano gli zoccoletti e se ne andavano col sorriso sulle labbra.
Una volta Giorgio li aveva sorpresi al tavolo mano nella mano, in un’altra occasione lui aveva detto qualcosa e lei aveva risposto, no! Però non era il solito no delle donne che vuol dire sì, era proprio un no deciso, tanto che lui, l’avvocato, si era fatto serio serio e non aveva più spiccicato parola. Strano! Perché di solito rideva sempre, e aveva motivo di essere contento, che alla sua età, quando gli capitava ancora una bella ragazza così?
«Buonasera signorina» disse il portiere in maniche di camicia e la cravatta blu di traverso, porgendo la chiave della stanza. La numero 29: singola con servizi, secondo piano, balconcino vista mare, TV, aria condizionata supplemento cinque Euro al giorno. 
«’sera» rispose Anna con il cuore in gola a corto di fiato «Il conto per favore… parto domani mattina presto, preferirei pagare questa sera.»
Eh vai…Una in meno!, pensò il giovane portiere. Ci lascia Signorina? Che peccato… disse invece con malcelata tristezza. Poi si girò verso il casellario e con la stessa faccia tosta porse la chiave 48 all’avvocato che, scuro in volto e non solo per la tintarella recente, era entrato nella Hall nello stesso istante in cui l’ascensore si chiudeva.
«Parte anche lei, avvocato?»
«No, io resto fino a Natale!» 
Uh… che bello, disse Luciano, mentre pensava: brutto polentone scherza pure, ma non te la prendere con me se la tua amica ti ha mollato e stasera ti manda in bianco! 
«Poverino!» bisbigliò la figlia del titolare che aveva assistito alla scena e sapeva della tresca: le donne delle pulizie in quei giorni non parlavano d’altro. E poverina disse anche Antonietta, la cameriera in sala da pranzo. Stasera la ventinove era triste, parte, un po’ mi dispiace. Anche al quarantotto giravano di brutto, questa sera aveva una faccia… disse Luigi mentre sparecchiava i tavoli, non gli andava mai bene niente, a ‘sto morto di fa... 
Morto di fame un corno! Sbottò il maître, mettendo fine alle chiacchiere, il quarantotto è uno pieno di grana, la Maserati qui fuori è la sua, e di quelle smortine lì, ne trova quante ne vuole. Zitto tu che di donne non capisci niente, ribadì il cuoco, la ventinove è la meglio di tutte, ve lo dico io che la conosco. Non è la prima volta che la signorina viene in questo albergo, ma prima stava con un altro. Non mi è mai piaciuto quel tipo, un antipatico che non vi dico, ha fatto bene a mollarlo. 
Eccolo lì, ha parlato Casanova, esordì Maria, la titolare dell’albergo che si era affacciata in quell’istante in cucina e sembrava la più informata di tutti: 
«Spreparate pure il tavolo della Signorina 29 e anche quello del Signor 48, niente colazione domani mattina, hanno deciso di partire questa sera stessa e a quanto pare… insieme!».


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