Prima di coricarsi Maria pose accanto alla scatola con il fiocco rosso
un piatto colmo di dolcetti, mandarini, frutta secca e, nello spegnere la luce,
si assicurò che in cucina tutto fosse in ordine. S’infilò nel letto accanto a
suo marito che dormiva ormai profondamente e chiuse gli occhi cercando
d’immaginare il volto felice di suo figlio, mentre giocava col nuovo trenino
elettrico.
Pensò ad altre cento cose in attesa di prendere sonno: alla spesa da fare, alla bolletta della luce da pagare, al suo capoufficio, a suo marito che russava e alla lavatrice da riempire. Per la paura di dimenticarlo pensò anche al compleanno della suocera e alla fine si addormentò. Era la sera del dodici dicembre e prima che Santa Lucia bussasse alla porta, il suo cuore cessò improvvisamente di battere.
Il primo ad accorgersi della sua morte fu Melhaiel, il suo angelo custode che, sorpreso e sconvolto per l’inatteso evento, prima si dispiacque poi, incapace per sua natura di pensare che si trattasse di un'ingiustizia o di un errore del Padreterno, si domandò suo malgrado perché mai Maria dovesse morire così giovane e proprio quella notte.
«Santo cielo!» esclamò l’angelo di Maria, spaventato per la gravità dei suoi pensieri. «Sia fatta la volontà del Signore, ma potrei sapere perché non sono stato avvertito prima?»
I sette arcangeli si sporsero dal coro per vedere da chi arrivasse quell’insolito appello. Era forse una protesta, si domandarono meravigliati.
«Chi è quell’angelo?» chiese Jegudiel a Selaphiel.
«Non è dei nostri.» rispose Barachiel.
I tre arcangeli prediletti dagli Ortodossi volsero allora lo sguardo a Uriel, l’arcangelo di tradizione ebraica, il quale si chiamò subito fuori alzando le mani: «Non lo conosco,» disse, «ma ascoltiamolo pure, sarà lui stesso a dirci chi è, e cosa vuole da noi.»
«Ve lo dico io chi è costui.» tuonò l’Arcangelo Gabriele. «È Melhaiel, messaggero di Cristo in terra, angelo custode di lunga esperienza e grande conoscitore di anime. Dicono sia un elemento instancabile, tenace, battagliero per temperamento, insomma: una testa calda! Credo sia meglio ascoltare le sue ragioni.»
Tutti approvarono la sua proposta senza battere ciglio e volsero lo sguardo all’unisono verso l’arcangelo Michele, al quale apparteneva per diritto divino il privilegio di concedere udienze agli angeli di altro ordine.
«D’accordo, sentiamo pure che ha da dire questo Melhaiel,» disse il più grande tra gli arcangeli.
Quando Melhaiel ebbe finito di spiegare le sue ragioni, si levò un coro di disapprovazione che per potenza e intensità era molto simile al rumore sordo del tuono di un temporale terrestre.
Ma cosa aveva detto mai di tanto grave il povero Melhaiel, per scatenare un tale putiferio? Aveva forse costui la pretesa di conoscere il destino degli uomini sin dalla nascita? Mormorò qualcuno tra i presenti.
«Se ho ben capito,» domandò l’arcangelo Michele, una volta ottenuta un poco di calma, «non ti lamenti solo di non essere stato avvisato, ma pretenderesti persino che Maria non morisse questa notte! E perché mai? Forse perché sulla terra si festeggia Santa Lucia? E non sai tu che si muore perfino la notte di Natale? E poi, che centra in tutto questo, il trenino elettrico?»
«Sì, lo so!» sussurrò Melhaiel intimidito, ma facendosi forza e con un filo di voce: «Ma voi, sapreste dirmi perché mai Maria deve morire proprio questa notte e non fra cent’anni? C’è forse qualcuno tra di voi che possa spiegarmelo? È sin troppo evidente che tutti devono morire sulla terra, nessuno è immortale, ma scusate se insisto, perché proprio oggi? E ancora, perché nessuno mi ha avvisato prima?»
Gli arcangeli rumoreggiarono nervosamente, alcuni s’illuminarono fugacemente e si udì, al di sopra del brusio generale, la voce stentorea di Michele scandire a chiare lettere:
«Se cerchi in cielo una risposta, l’avrai. Ma non da noi! Rivolgiti agli Angeli di grado superiore al nostro, che certamente saranno in grado di dare una risposta alle tue domande.»
La proposta dell’arcangelo Michele arrivò al cuore ferito di Melhaiel come una minaccia, il quale si rese conto immediatamente di non avere altra scelta e, senza perdere tempo, dispiegò le ali volando verso quella parte di cielo dove non era mai arrivato.
Doveva raggiungere l’ultimo dei cori angelici, dove sapeva di trovare gli angeli della prima gerarchia: i Serafini, i Cherubini e i Troni. Finalmente avrebbe visto l’Eden, il paradiso che Dio aveva creato per l’uomo e che adesso era la sede degli angeli a lui più cari.
Forse i Serafini non gli avrebbero concesso il privilegio di farsi ammirare, in quanto solo occhi divini possono vederli in tutto il loro splendore, ma si sarebbe accontentato di ascoltare le melodie celesti che intonano per la gloria del Signore. Intorno a lui c’era solo silenzio e si domandava se il famoso concerto delle sfere celesti, la sublime musica delle stelle, il canto melodioso che avvolge tutto l’universo, esistesse per davvero
Sapeva molte altre cose sugli angeli delle alte sfere, sul loro mondo e sul giardino dell’Eden, ma ignorava che a un umile angelo custode non era concesso di salire nell’alto del cielo per trovare il paradiso. I suoi dubbi, le sue domande, le sue assurde pretese gli avevano fatto perdere la via maestra e si trovò ben presto a volare nel buio più assoluto. Avvolto dalle tenebre perse prima l’orientamento, poi la capacità di volare e infine, incapace anche di reagire, si lasciò precipitare sempre più velocemente nel vuoto. Provò allora a rivolgere un’ultima preghiera al Signore, offrendo la propria vita in cambio di quella di Maria. Aveva la morte nel cuore, già udiva distintamente il suono della musica celestiale e nello stesso istante in cui il suo corpo si dissolveva sulla terra, Dio accolse con un soffio la sua preghiera.
Maria spalancò gli occhi nel buio della stanza, e seppe come muoiono gli angeli del cielo.
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