La storiella che mi sono inventato per mancare al solito appuntamento del giovedì sera, questa volta ahimè non ha funzionato. Sì, sono sicuro: questa volta non l’ha bevuta!L’ho capito dal tono della voce e quando ha riattaccato, il click del telefono mi è arrivato all’orecchio secco, deciso, sonoro come uno schiaffo.
Che imbecille sono stato! Eppure, sul momento mi sembrava una buona scusa, anzi, dopo il secondo Negroni consumato al bar sotto casa mi ero sentito un mezzo genio. Oddio, un mago in questo genere di cose non lo sono mai stato, tuttavia ero convinto di farla franca, di sfangarla ancora una volta invece, invece…
Del resto, che la mia vecchia Bravo, sempre più di frequente non voglia saperne di mettersi in moto è abbastanza risaputo. I miei amici sono al corrente del suo cattivo stato di salute e, chiunque la guardasse, anche solo di sfuggita, capirebbe che il catorcio è in fin di vita.
Eppoi, dopotutto, non sarebbe nemmeno la prima volta. Mi è già successo in passato di dimenticare le luci di posizioni accese e di ritrovarmi davanti a lei, senza sapere che fare e di prenderla a calci per la rabbia. Questa volta però… forse ho esagerato.
“Il carro attrezzi ho dovuto chiamare.” Questo le ho detto al telefono. “No, non me l’aggiustano per domani, forse la settimana prossima… Mi spiace… Ci sentiamo… Sì, Sì, No: ti chiamo io!”
Che figura di… Eppure credevo di aver finalmente trovato il coraggio di confessare tutto. Credevo fosse arrivato il momento giusto per vuotare il sacco, invece… Invece ancora una volta me la sono fatta sotto.
D’accordo, non mi chiamo Riccardo e non ho il cuore di un leone, ma come faccio a dirle che RoGer… Quel RoGer del sito che lei detesta… Quel RoGer che la perseguita con commenti al vetriolo… Ebbene, come glielo dico che quel pezzo di emme: SONO-PROPRIO-IO?
Avanti! Come glielo dico?
E come posso sperare che lei mi capisca, che mi perdoni, che non mi mandi a quel paese e non mi chiuda per sempre la porta in faccia?
Impossibile. No, non ce la faccio.
Certo, se mi cancellassi dal sito e sparissi dal web per un po’ di tempo... Be’, in questo caso, forse, non sarei costretto a raccontarle la verità e potrei continuare a frequentarla senza farmi venire ogni volta il mal di testa per i rimorsi, anche se…
Anche se, senza il web, senza il sito la vita sarebbe come… come i maccheroni senza cacio, la carbonara senza pepe, il pesto genovese senza l’aglio e la salsiccia calabrese senza il peperoncino.
E pensare che tutto era iniziato per caso e quasi per gioco.
La prima volta che la vidi entrare in quel bar del centro, il mio cuore si fermò per qualche istante e la pressione salì a mille. Era lei, non mi potevo sbagliare. Il suo volto, il suo sorriso, persino la sua altezza, tutto di lei mi era familiare. Avevo già visto tutte le fotografie postate sul suo profilo Face Book. Lei con l’amica del cuore, e ancora lei al mare in vacanza, lei con il cane, lei con il gatto, lei a un convegno di poesia, lei e la torta del suo compleanno… Persino la sua faccetta furba il giorno della Cresima nel lontano… be’, non così lontano. Non avevo il minimo dubbio che si trattasse proprio di lei e non potevo lasciarmi sfuggire un’occasione così ghiotta, invitante e unica.
Acquistai al banco un scatola di cioccolatini, la più piccola non più grande di un pacchetto di sigarette, poi con la penna gli scrissi sopra il numero del mio telefono. Lasciarlo cadere dentro la sua borsetta, senza che lei se ne accorgesse, fu un gioco da ragazzi.
La sua telefonata non si fece attendere. Avevo fatto affidamento sulla sua curiosità innata e non mi era sbagliato. Il primo appuntamento dopo qualche giorno alla fermata del Metro, ricordo anche il primo cinemino, la prima cenetta, il primo bacetto, la prima volta e poi… poi ci abbiamo dato dentro di brutto.
E’ stato bello, non lo nego. Con lei anche la mia vita reale era cambiata. Il tran tran di tutti i giorni aveva subito una scossa; anche il mio conto in banca non era più lo stesso, ma non avevo ragione di lamentarmi. L’unico a non essersi accorto del cambiamento era stato quel fetente di RoGer. Incurante delle mie minacce, indifferente alle mie preghiere, nei ritagli di tempo e la notte soprattutto, il mio gemello cattivo imperversava sul web infierendo sempre sulla solita persona. Inutile dire quale.
L’altra sera però, pensavo fosse finalmente arrivato il momento di dire tutta la verità, di farla finita con quella commedia, invece… Invece niente, non ce l’ho fatta.
Uffah… che palle!
Non sarà facile ritornare alla solita vita insulsa di prima, non sarà facile, ma…
Ma per fortuna ho sempre l’altro appuntamento sul quale contare. È divertente, eccitante e non costa nulla. Non devo nemmeno uscire di casa. Il mio amico, il mio gemello, la mia ombra è sempre lì al suo posto, a qualunque ora del giorno e della notte mi aspetta davanti al PC. Sta seduto sulla mia poltrona, è dentro le mie ciabatte, fuma le mie sigarette, beve il mio whisky e…
No, non posso mancare a questo appuntamento, a casa c’è RoGer che mi aspetta.
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