martedì 18 gennaio 2022

GHIACCIO BOLLENTE


 
Quella maledetta sera che Robert perse il posto di cameriere all’Odeon, io lo sentivo che sarebbe successo qualcosa di spiacevole al locale. Non potevo immaginare che il destino si sarebbe accanito con il mio giovane collega, ma avevo avuto un presagio di guai in arrivo soltanto qualche ora prima. Quando un gruppo di giapponesi alla deriva, sotto la Galleria del centro, mi aveva incrociato a pochi metri dal mio consueto obiettivo, impedendomi così di strofinare le suole dei miei mocassini sulle parti intime del toro incastonato nella lastra di marmo. Il mancato rito scaramantico non poteva che dare origine a qualche sciagura, era inevitabile, era solo questione di tempo e purtroppo non dovetti aspettare molto per averne la conferma.

Robert era nato a Montreal, per questo motivo lo chiamavano il Canadese, anche se aveva una bella faccia nostrana che tradiva le sue vere origini abruzzesi. Allegro e di bella presenza, forse un po’ troppo grosso per la sua giovane età e non molto alto, nel suo doppio petto nero e con il cravattino faceva la sua bella figura. Parlava poco e male in italiano, ma se la cavava molto bene con l’inglese e il francese. Per questo motivo era tenuto molto in considerazione dal grande capo. Negli ultimi tempi però Robert era certamente cambiato e l’entusiasmo iniziale per il suo lavoro sembrava improvvisamente scemato. Si presentava non di rado con il colletto della camicia sgualcito, i pantaloni spiegazzati, la barba del giorno prima e l’unica cosa alla quale concedeva ancora le sue attenzioni, era il bel ciuffo di capelli neri sulla fronte perennemente corrucciata. La cosa non mi riguardava direttamente, ma quel simpaticone del mio giovane collega, uno juventino sfigato che sbavava per Del Piero, un testone oriundo che parlava un italiano simile a quello dei gangster della serie televisiva, the Soprano’s; un ragazzone cocciuto sempre pronto a rifiutarmi una sigaretta per il mio bene, e che me la negava anche se lo supplicavo in ginocchio e non cedeva nemmeno se lo minacciavo con un coltello alla gola, ebbene sì… quella testa di cazzo, nonostante tutto, mi era molto simpatico.
Decisi pertanto di metterlo sotto torchio e dopo averlo assillato di domande per intere nottate, lo costrinsi finalmente a sputare il rospo. Venni così a sapere che la causa di quella metamorfosi non era da attribuire a una grave e subdola malattia, e il suo malumore non si poteva addebitare nemmeno all’ennesimo scudetto vinto dell’Inter, bensì aveva origini russe e due occhi chiari. Portava lunghi capelli biondi, un corpo da favola e si faceva chiamare, guarda caso e pensa la fantasia, Irina.
Non era niente di grave. Il caso si poteva considerare persino come un banale infortunio sul lavoro. Non sarebbe stato riconosciuto dall’Inail, tuttavia era una delle cause principali di tanti licenziamenti-lampo tra il personale maschile e altrettanto repentine defezioni in quello femminile. Il vero problema invece era che dell’avvenente entraineuse si era invaghito, e in questo caso con pieno diritto e molto profitto per l’azienda, anche un avvocato di Gorgonzola sulla cinquantina: un omone di considerevoli proporzioni anatomiche e con un portafoglio altrettanto rigonfio. Il grosso e grasso cliente che Robert detestava visceralmente, da qualche tempo si presentava al Night più volte la settimana e s’intratteneva con lei, in uno dei tanti salottini privati, per molto tempo.
«Cosa t’importa?» gli dissi all’inizio di quella notte indimenticabile. «È un cliente come gli altri!» aggiunsi, sapendo di mentire.
«Non è vero!» mi rispose ringhiando. «Non è come gli altri… hai visto le sue mani? Sono enormi, grasse, bianche e flaccide… Che schifo!»
A intervalli regolari Robert scostava la pesante tenda rossa e con voce strozzata rivolgeva loro la domanda di rito:
«Che cosa gradite… Signori?»
Era un modo come un altro per ricordare al cliente che doveva consumare, oppure andarsene. Invece il tenace ciccione, l’odioso spendaccione, comodamente sdraiato sul divano accanto all’esotica creatura, dopo ore di chiacchiere e amoreggiamenti, dopo molti drink e tante moine, anche quella sera non aveva nessuna intenzione di mollare la preda.
In genere le ragazze del night, anche le meno esperte, sanno sempre come tenere a bada i clienti più focosi, ma ciò che avviene realmente nella oscura intimità del separé, deve rimanere pur sempre un segreto. A questa fondamentale regola nessuno poteva sottrarsi ma ‒ l’ultima volta che Robert si era presentato nel separé con una bottiglia di spumante affogata in un secchiello colmo di ghiaccio ‒ il suo occhio, abituato all’oscurità, aveva notato un bagliore azzurrognolo sporgere dal cavallo dei pantaloni dell’avvocato: una grisaglia-fresca lana-cinquantotto drop.
Era solo un lembo di camicia che faceva capolino dalla sua patta aperta, ma quel particolare, e soprattutto la sua faccia rubiconda e beata, rappresentava per il geloso Robert la prova inequivocabile che anche lei, la bella eterea Irina, aveva usato sapientemente le sue candide e delicate manine.
Poi tutto successe in un lampo e Robert, accecato dalla gelosia, già vacillante per la collera, inciampò ad arte nel tappeto versando sul grembo del povero avvocato tutto il liquido gelato contenuto nel secchiello.
Un urlo lacerante, disumano, scosse e attraversò tutto il locale facendo sobbalzare le coppie adagiate mollemente sui divani, e destando perfino il capo che sonnecchiava sulla poltrona nel suo studio. Sorpreso e preoccupato il Cavaliere si precipitò immediatamente nella sala, proprio in tempo per vedere Robert spuntare dietro le pesanti tende di velluto rosso.
«Non l’aggio fatto apposta!» Disse rivolto al capo che lo guardava stupito. «Ma se ‘sto secchiello addoveva proprio cascare, allora è finito nel posto giusto. Emmo’ per questa sera abbasta
«Bye…Bye…» aggiunse, avviandosi tranquillamente verso l’uscita principale, incurante delle urla e delle proteste dell’avvocato di Gorgonzola che minacciava di querelare l’intero locale.
 Da quella sera non ho mai più rivisto Robert e dopo il trasferimento della biondina, anche l’avvocato non è più nostro cliente ma ogni tanto ricevo ancora oggi una cartolina dal Canada. La calligrafia e gli errori d’ortografia sono quelli inconfondibili di Robert. L’altra firma accanto, molto più leggibile è di una certa Galina, e se non sbaglio e la memoria non m’inganna, proprio come il nome di battesimo di quella ben più famosa, Irina.

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