LA VERITA’
UCCIDE
(2652
parole)
Il Bar Tabacchi di
Pino è un budello cieco con quattro tavoli contro la parete più lunga e un
Panasonic appeso al soffitto, sempre acceso su MTV. Lo trovi sullo stradone che
taglia in due il paese e non ha un nome proprio, si chiama così e basta.
L’unica insegna è quella al neon di una nota marca di caffè, appesa dietro la
vetrata. Appiccicato al muro di mattoni gialli c’è anche il cartello di latta
con la “T” maiuscola su sfondo bianco: fa il paio con il variopinto e più nuovo
dell’Algida. E sull’altro lato della vetrina, all’ombra di una siepe di
ligustro ad altezza d’uomo, un distributore automatico di sigarette e
profilattici, costantemente fuori servizio.
Giulio è quasi sempre
l’ultimo cliente della sera e quando il barista-tabacchino, alle sei e mezzo di
mattina, solleva la saracinesca, se lo ritrova ancora lì davanti che aspetta.
Mentre beve il caffè, un fischio disperato della Cimbali butta all’aria le
prime note di Everytime. Quella canzone gli è venuta a noia e pure il cantante,
con quel ciuffo enorme in testa, gli sta antipatico.