Non
dimenticherò mai la faccia di mio padre il giorno che me ne andai di casa
sbattendo la porta. Sette centimetri di rovere massello trafitti dalla sua
frase preferita: «Vattene pure, questa casa non è un albergo!»
La
seconda cazzata, l’anatema più gettonato nelle ultime settimane: «Ricorda
che se te ne vai, qui non metti più piede!» mi raggiunse mentre stringevo la
maniglia del portone: a un solo metro dal marciapiede, a un passo dalla strada,
dove aveva previsto che un giorno sarei finito.
La
mia risposta a denti stretti si confuse tra il frastuono del traffico intenso
nell'ora di punta e lo sferragliare del tram che, tra due file di enormi
platani ignari, immobili e spogli, correva veloce verso il centro.