Prima di morire mio nonno divenne quasi completamente cieco e benché non si lamentasse mai della sua condizione, noi della famiglia sapevamo che il suo cruccio maggiore era quello di non poter più leggere. Ricordo che un giorno, quando ero poco più che un bambino, lo sorpresi mentre sfiorava con le dita il dorso dei libri sullo scaffale in salotto. Ogni tanto ne estraeva uno, lo tastava, se lo rigirava nelle mani e poi lo rimetteva al suo posto sorridendo.
E più tardi, quando anche la memoria lo stava abbandonando e riviveva lucidamente solo ricordi molto lontani, mi confidò che leggere un libro era per lui come prendere la corriera e partire per un viaggio.