Giovanni Perotti non aveva idea di cosa fosse quell’attrezzo dal nome
tanto bislacco. Lui sapeva a memoria le formazioni della Juventus dal 1930 in
poi e poteva elencare, senza mai sbagliare, le vittorie del Gimondi al Giro e
al Tour. Della Nazionale di calcio ricordava i risultati, le date, anche il
nome degli arbitri e, quando era di luna buona, poteva parlare al contrario ma,
non distingueva una chiave inglese da una pinza giratubi.
Eppure, senza nozioni di meccanica ma con molta buona volontà, aveva
imparato in breve tempo a far funzionare a meraviglia la fresatrice: una
portentosa macchina utensile che tra le sue mani inesperte sfornava cerchi
d’acciaio come fossero noccioline.
Giovanni Perotti non aveva idea di cosa fosse quell’attrezzo dal nome
tanto bislacco. Lui sapeva a memoria le formazioni della Juventus dal 1930 in
poi e poteva elencare, senza mai sbagliare, le vittorie del Gimondi al Giro e
al Tour. Della Nazionale di calcio ricordava i risultati, le date, anche il
nome degli arbitri e, quando era di luna buona, poteva parlare al contrario ma,
non distingueva una chiave inglese da una pinza giratubi.
Eppure, senza nozioni di meccanica ma con molta buona volontà, aveva imparato in breve tempo a far funzionare a meraviglia la fresatrice: una portentosa macchina utensile che tra le sue mani inesperte sfornava cerchi d’acciaio come fossero noccioline.
Eppure, senza nozioni di meccanica ma con molta buona volontà, aveva imparato in breve tempo a far funzionare a meraviglia la fresatrice: una portentosa macchina utensile che tra le sue mani inesperte sfornava cerchi d’acciaio come fossero noccioline.